31/07/2007
Cosa fare per lanciare il Cirò ? Semplice “de-cirotizzarlo” ! Singolari opinioni di Francesco Siciliani
Singolare, istruttiva intervista a Carlo Flamini del Corriere Vinicolo (n°29 del 23 luglio) a Francesco Siciliani, proprietario di una storica azienda vinicola cirotana che dopo qualche anno di silenzio è tornata a fare parlare di sé grazie ad un accordo commerciale e di distribuzione siglato con il veronese Gruppo Montresor. Cosa racconta Siciliani al suo interlocutore ? Niente di speciale, propone ricette vecchie e già superate, per ovviare alla non eccessiva notorietà, a suo dire, del Cirò, il cui “momento non è ancora arrivato, e forse è anche un po’ colpa di noi calabresi”, sostiene. Siciliani esordisce con una dichiarazione - “se avessi maggiori possibilità di sperimentare all’interno della Doc, il nostro Cirò sarebbe un prodotto ancora più moderno di quello attuale” – che mutatis mutandis ricorda un po’ il Palazzeschi futurista “e lasciatemi divertire !” – e dopo aver rivendicato “abbiamo fatto tutto da soli, anche la sperimentazione sui vitigni autoctoni” (cosa che, in verità, a Cirò e dintorni abbiamo visto fare, ma da ben altra azienda….), con quale proposta se ne esce ? Ma semplice, ovvio, banale, “de-cirotizzare” i Cirò, bianco e rosso, modificando, ça va sans dire, i “disciplinari molti rigidi” che “prevedono l’utilizzo del solo Gaglioppo per il rosso e del Greco per il bianco”.
Per il modernista e aspirante innovatore Francesco Siciliani la via maestra, “se vuoi sperimentare nuove strade, nuovi vitigni” è “uscire dalla Doc”. Come del resto loro hanno fatto con un vino, Igt Calabria rosso, realizzato con un blend di 80% Gaglioppo, 10% Magliocco e 10%, indovinala grillo !, nientemeno che di Merlot. Questo, a suo avviso, dovrebbe essere, anzi “sarebbe il Cirò del futuro, la nuova Doc come mi piace chiamarlo”, per ora confinato all’Igt come un bianco aziendale dove accanto al Greco “abbiamo potuto sperimentare”, altra novità, “un venti per cento di Chardonnay”.
Non cessa di stupire e questa testimoniata dalle dichiarazioni di Siciliani è l’ennesima conferma, la stravagante mentalità dei produttori italiani, che pur disponendo, accanto alle denominazioni storiche, di svariate altre Doc e Igt (nell’area di Cirò in Calabria, oltre alla Calabria Igt c’è l’Igt Val di Neto, utilizzata con successo da altre aziende della zona), nelle quali possono trovare ospitalità tutti i loro vini “sperimentali”, si ostinano, anzi hanno la sublime sfacciataggine, di voler modificare, a loro uso e consumo, le Doc e Docg per collocare nel loro alveo i vini che realizzano senza sottostare alle “costrizioni” dei disciplinari di produzione.
Ma non sarebbe ora di finirla, una volta per tutte, con questo indebito uso spinto da interessi privati e personali di un qualcosa, le denominazioni d’origine, che sono patrimonio comune ?
Per quale motivo siccome al Signor Francesco Siciliani non garbano più un Cirò rosso e rosato a base di Gaglioppo e un bianco a base di Greco a Cirò si dovrebbe modificare il disciplinare della Doc per inaugurare, nel 2007, una nuova fase dove i vitigni locali dovrebbero essere corroborati dalle solite uve migliorative, ovvero Cabernet, Merlot, Chardonnay ?
Perché non lavorare, invece, per studiare seriamente le grandi varietà autoctone calabresi, per mettere a punto, mediante campi sperimentali, ricerche, prove, studi, cloni più adatti e vigneti più consoni alla qualità ed in grado di meglio adattarsi a quello che sempre più, in Calabria ed in tutta Italia, diventerà il Grande Problema, ovvero il global warming, il riscaldamento globale, il grande caldo che rende anche i vigneti cirotani quasi un’appendice d’Africa in Italia ?
12:20
Scritto da: franco_tiratore
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21/03/2006
Appuntamento sul mio nuovo blog: Vinoalvino.org
19:03
Scritto da: franco_tiratore
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Sempre più franco (Ziliani) e un po’ meno “franco tiratore”. Nasce Vino al vino
Due mesi fa l’avevo anticipato: “per il futuro di questo blog (e del suo sviluppo, di cui presto vi parlerò), aspettatevi di trovarmi un pò meno nei panni del “franco tiratore“ ad ogni costo e a prescindere, di quello che deve comunque tener fede, qualsiasi cosa scriva, di questa “fama” di bastian contrario e di polemista, che mi ritrovo, e sempre di più nei panni di un Franco Ziliani, giornalista e libero pensatore, se mi consentite questa espressione, che di volta in volta interverrà per dire la sua, con lo stesso identico spirito critico e l’identica libertà d’espressione, sul vino ovviamente, e sulla cucina.
Ma che, nel contempo, e con pari dignità, vuole rivendicare la libertà di intervenire, con la stessa vis polemica, senza mordacchie, anche su qualsiasi altro tema, culturale, politico, sociale, di costume, sia dettato dall’attualità.
Nessuna abiura al ruolo di “franco tiratore”, che è stato mio per anni, nessun pentimento, nessuna presa di distanza da quello che sono stato e ancora, intimamente, sono.
Molto più semplicemente una volontà precisa di andare oltre, restando battitori liberi, ma senza farne più una ragione sociale, un’insegna di “bottega”, o un titolo, fosse pure quello di un blog, di una rubrica su uno sfortunato giornale, o su un sito Web, che fu grande, ma appartiene, ormai, al passato…
Dopo sei mesi di onorata attività di questo mio primo blog, molto essenziale nel suo aspetto grafico, ma perfetto per farmi prendere le misure dell’universo blog e per assicurarmi una presenza continuativa nella Rete dopo l’abbandono di Wine Report, ho deciso di chiudere questo “taccuino del franco tiratore” e di voltare pagina, abbandonando questo nick name, che da simbolo di un modo di scrivere e d’intendere il mio lavoro di comunicatore del vino rischiava di diventare una specie di camicia di forza.
Un pò quello che accade a certi attori, che magari dopo aver sostenuto con efficacia in un film la parte del “cattivo”, si vedono condannati in qualche modo a dover sostenere la stessa parte, e sono visti come l’essenza del “cattivo”, anche se magari desiderebbero sostenere altri ruoli o sentono di avere, nelle loro corde, altre possibilità interpretative.
Non mando in soffitta, o rinnego (perché “chi rinnega è rinnegato” diceva un grande uomo) il “franco tiratore”, ma, molto più semplicemente, la persona Franco Ziliani ed il giornalista si riprendono il loro spazio e rivendicano quella personalità che era stata in qualche modo fagocitata da quella del castigamatti, del bastian contrario, del picconatore, di quel “franco tiratore”, insomma, che doveva essere comunque contro, come una sorta di Don Chisciotte lancia in resta in lotta contro il mondo.
Altrimenti non sarebbe stato fedele alla sua fama, al suo nome, a quel cliché, esaltante per certi versi, ma che stava cominciando ad essere riduttivo e opprimente.
Pur rimanendo “franco tiratore” nello spirito, perché una sensibilità, un modo di vedere le cose e di de-scriverle, non è semplicemente uno stile, ma una way of life, chiudo questo taccuino e accogliendo il cordialissimo invito di un decano di Internet, Antonio Tombolini, a sua volta blogger Simplicissimus approdo, con le mie riflessioni su vino e dintorni, sulla sua duplice piattaforma link e
San Lorenzo che già accoglie molti interessanti blog che si occupano di cibi, cucina, alimentazione, da diverse angolazioni. Ma anche di quegli aspetti legati alla nostra società sui quali, ogni tanto, farò sentire la mia voce.
Alle persone che in questi sei mesi hanno avuto la gentilezza, e la pazienza, di leggermi su questo Taccuino do appuntamento sul mio nuovo blog.
Il titolo Vinoalvino non è solo una promessa, quella di continuare a affermare le cose con franchezza, dicendo pane al pano e vino al vino, appunto, ma vuol essere un omaggio ad uno dei più bei libri sul vino che io conosca, Vino al Vino, e ad un grande scrittore e giornalista, nonché sopraffino gourmet, Mario Soldati, che sotto questo titolo raccolse i suoi tre viaggi “alla ricerca dei vini genuini” compiuti in giro per l’Italia nel 1968, nel 1970 e nel 1975.
Ad oltre trent’anni di distanza dagli itinerari di Soldati in un’Italia del vino che non c’è più, e che è stata stravolta e trasformata in un’ineditaEnotria tellus, quella che in questo 2006 ricorda i primi 40 anni di storia delle Doc ed i vent’anni dal terribile scandalo del metanolo, dove accanto agli aspetti di cui essere orgogliosi ce ne sono altri (ne parleremo) di cui ci si deve invece vergognare, ritengo ci sia ancora bisogno di ricercare, e proporre, una genuinità e verità del vino che sono minacciate da mistificazioni e furbate di ogni tipo.
Scriveva Soldati licenziando la sua prima edizione mondadoriana di Vino al Vino nel 1977: “Non possiamo che compiacerci del benessere e degli enormi progressi che la rivoluzione industriale ha portato all’Italia nell’ultimo ventennio. Ma, questo progresso, lo abbiamo pagato, lo paghiamo e lo pagheremo con una quantità di inevitabili guai minori, tra cui uno dei maggiori consiste appunto nella decadenza del vino”.
E ancora: “Quando è che gli italiani (gli italiani del nord più degli italiani del sud e gli italiani che vivono nelle grandi città più degli italiani che vivono nelle piccole o nei paesi) hanno incominciato a tagliare i legami con la campagna ? Da quel momento, con velocità fulminea e catastrofica, gli italiani hanno dimenticato tutto ciò che, sul vino, conoscevano perfettamente. Oggi non sanno più riconoscere quando è buono e quando non lo é. Trangugiano con paurosa disinvoltura e talvolta con tragico entusiasmo il contenuto di bottiglie che i nostri nonni non avrebbero esitato un istante a vuotare nel lavandino”…
Parole forti, ma vere oggi come lo erano trent’anni fa.
Su Vinoalvino parlerò dunque, come ho fatto per sei mesi su quel taccuino che sto per chiudere e come sono solito fare sulle molte riviste cui collaboro (e sono 23 anni, in questo 2006, che scrivo di cose vinicole), di vino e di tutto quanto circonda il variopinto mondo del vino italiano (ma con divagazioni anche negli altri Paesi vinicoli).
Prometto pensieri, anzi “enoriflessioni”, opinioni, commenti, notizie, “incazzature” (difficile non arrabbiarsi di fronte a tante cose assurde cui ci tocca assistere), emozioni, confessioni, suggerimenti, ma anche complimenti e applausi.
Un riflesso, spero il più fedele, del mio modo di essere, e di vivere e raccontare l’anima di quel meraviglioso dono degli dei, della creatività e della civiltà umana che siamo soliti chiamare vino.
Arrivederci su Vinoalvino dunque e buon viaggio a tutti !
Franco Ziliani
15:07
Scritto da: franco_tiratore
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