I Sudtirolesi vogliono la tutela austriaca ? Bene, che i loro vini se li bevano loro !

Con qualche ritardo ho letto, con crescente indignazione, questo articolo apparso sul Corriere della Sera di qualche giorno fa: “Un nuovo vento filoaustriaco comincia a soffiare in Alto Adige. Sindaci e vicesindaci di 113 dei 116 comuni hanno sottoscritto, sull’onda di un’analoga iniziativa degli Schutzen, una petizione per chiedere a Vienna l’inserimento nella sua nuova Costituzione di «un riferimento alla funzione dell’Austria, quale potenza tutrice dell’autonomia dell’Alto Adige». Lo riferisce il quotidiano di Bolzano in lingua tedesca «Dolomiten».

Il giornale scrive poi che lo stesso presidente della Provincia autonoma Luis Durnwalder, «ha difeso il diritto politico degli esponenti firmatari a esprimere la propria opinione nella funzione di rappresentanza dei sentimenti della popolazione». E che un forte sostegno all’appello dei primi cittadini altoatesini, è anche arrivato dal Tirolo del nord e dal Tirolo orientale. Da indiscrezioni che circolano, inoltre, all’appello dei 113 comuni avrebbero aderito anche Bolzano, Merano e Laives, cittá a maggioranza italiana. I soli a dissociarsi invece sarebbero stati Corvara in Badia, Bronzolo e Senales.

Intanto anche gli Schutzen sono tornati a formulare, come altre volte, una nuova richiesta di tutela a Vienna. La stessa, nei contenuti, che avevano presentato due anni fa. «Chiediamo che il Sudtirolo venga inserito nella Costituzione austriaca, insieme al nostro diritto all’autodeterminazione», spiega il capo del corpo Paul Pacher.

«Noi reclamiamo – afferma Pacher- che venga riconosciuto un diritto, che è prerogativa che deve essere riconosciuta ad ogni popolazione. Ed è un diritto reclamato anche nello Statuto della Svp. Se e quando esercitare questo diritto, poi, è prematuro dirlo oggi».
Benissimo, senza tenere conto che un’eventuale “tutela”, in qualsiasi forma, dell’Austria nei confronti del territorio altoatesino, che sino a prova contraria, è, a tutt’oggi, territorio italiano, costituirebbe una palese e intollerabile ingerenza negli affari interni del popolo italiano, letta questa notizia voglio fare alcune semplici osservazioni.
Chi scrive frequenta l’Alto Adige dal lontano 1982, dapprima come turista (e non c’è stato anno in cui io e la mia famiglia non abbiamo trascorso almeno una settimana di vacanza nelle magnifiche vallate altoatesine, che considero tra i posti più belli che abbia mai conosciuto) e poi, sempre di più, per lavoro, per la mia attività di giornalista enogastronomico.

Chi scrive, con pochi altri, ad esempio l’ottimo collega Francesco Arrigoni, rivendica il merito, attraverso una marea di articoli scritti in vent’anni, di aver contribuito a far conoscere al lettore di lingua italiana la cucina e soprattutto i vini dell’Alto Adige. Se oggi il mercato italiano costituisce per la stragrande maggioranza delle cantine altoatesine il mercato di riferimento credo sia anche per merito del lavoro fatto da chi, come me, ne ha scritto.
Oggi, come chiunque può facilmente accorgersi recandosi in provincia di Bolzano, la “minoranza linguistica” di lingua tedesca è così ben tutelata dallo Stato Italiano, da un punto di vista legislativo, economico, culturale, da essere diventata, politicamente e non, l’etnia dominante. A tal punto che sarebbero urgenti ed indispensabili, in tante situazioni, misure di tutela per quella che è, in realtà, oggi, la “minoranza linguistica”, ovvero la popolazione di lingua italiana.
Nonostante questo stato di cose, nonostante detengano le leve del comando e non soffrano di alcuna discriminazione, e abbiano creato, all’interno del territorio italiano, una sorta di – incantevole, perché negarlo ? – zona franca, dove è piacevole venire in vacanza – gli altoatesini, pardon, i südtirolesi, attraverso i loro rappresentanti politici, ovvero 113 Sindaci e vicesindaci (su un totale di 116 comuni), hanno avuto la clamorosa faccia di tolla, anzi, l’impudenza, di indirizzare al governo austriaco una petizione per chiedere a Vienna l’inserimento nella sua nuova Costituzione di «un riferimento alla funzione dell’Austria, quale potenza tutrice dell’autonomia dell’Alto Adige».
Dimostrando con questo non solo di non avere alcun legame o attaccamento con lo Stato Italiano, ma la totale ingratitudine nei confronti di un Paese che ha consentito alla ricca e laboriosa Provincia di Bolzano assoluta libertà, e la più rispettosa tutela delle tradizioni culturali e linguistiche, e che alla Provincia di Bolzano ha versato, in questi decenni di autonomia, ma a senso unico, miliardi e miliardi. Spesi indubbiamente bene, non si può negarlo, ma tutti provenienti dalla cassaforte di quella Roma considerata tanto estranea e lontana.
Come antico e fedele frequentatore della magnifica terra altoatesina, dove ho la fortuna di avere una serie di buoni amici (o persone che quantomeno io considero tali, sperando che altrettanto amico mi considerino loro), dinnanzi ad un’iniziativa del genere riesco ad avere una sola reazione.
Mi attendo cioè che le molte persone di buona volontà e buon senso, di lingua tedesca e di lingua italiana, che vivono in Alto Adige, e che tengono veramente ad una civile convivenza tra le due culture e le due etnie, facciano sentire la loro voce e prendano chiaramente le distanze da un’iniziativa tanto assurda.
Se questa presa di distanza non ci sarà, mi permetto sin d’ora di suggerire ai tantissimi cittadini italiani che in Alto Adige vengono in vacanza, d’inverno e d’estate, che i prodotti agroalimentari altoatesini consumano, una semplicissima, ma significativa reazione: smettete, anzi smettiamo di salire in provincia di Bolzano e di riempire alberghi ed agriturismi e ristoranti, e diamo avvio ad una forma di boicottaggio nei confronti del vino altoatesino (e già che ci siamo anche dello speck), non comprandolo più in enoteca, non ordinandolo al ristorante, non acquistandolo, come molti fanno, direttamente dal produttore.
Se i Südtirolesi si sentono così tanto austriaci da chiedere al governo di Vienna di tutelare la loro autonomia (come se la Provincia di Bolzano non fosse già clamorosamente iper autonoma e tutelata, da ogni punto di vista, e come se la “minoranza linguistica” non detenesse tutte le leve di comando !), bene, che il loro Lagrein, il loro Gewürztraminer, i loro Blauburgunder, le Vernatsch ed i Rülander, provino a venderli totalmente agli amici di Vienna, Salisburgo e Graz. E provino anche a riempire i loro alberghi non con turisti provenienti da tutta Italia, come accade attualmente, ma dal vino Stato tirolese.
Proviamo a colpirli nel portafoglio, in quella branca turistico viticola gastronomica che è così importante per l’economia altoatesina, e poi vedremo se gli “amici” altoatesini, pardon, südtirolesi avranno ancora tanta voglia di giocare, nel 2006, agli austriacanti…

Franco Ziliani

I Sudtirolesi vogliono la tutela austriaca ? Bene, che i loro vini se li bevano loro !ultima modifica: 2006-01-30T10:52:37+00:00da franco_tiratore
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11 pensieri su “I Sudtirolesi vogliono la tutela austriaca ? Bene, che i loro vini se li bevano loro !

  1. Voglio subito far pervenire la mia solidarietà. La vicenda del Festival del Riesling di Naturno è un precedente che lascia capire tante cose.
    Vorrei però comprendere meglio il significato e le motivazioni reali di questa petizione e di questo stato d’animo.
    Mi aspetto qualche reazione e spiegazione in tal senso. La prima che leggo in posta elettronica e nell’altro senso.
    Luciano Ramella

  2. Voglio contribuire a comprendere, purtroppo state prendendo un granchio. Se in Italia si è gonfiata la notizia, è per motivi puramente elettoralistici . La petizione è una storia vecchia, ma buona per scaldare gli animi. Allora, l’interessamen to dell’Austria al Sudtirolo non è un’ingerenza nella politica interna italiana, bensì un ruolo previsto dal diritto internazionale in ossequio all’accordo Gruber-Degasper i. Questo accordo è la base dell’autonomia sudtirolese, e la petizione dei sindaci si riferisce proprio a questo. Chiedono che nel riformare la propria costituzione l’Austria voglia sottolineare il proprio interessamento ed il proprio ruolo in base ad un trattato firmato, è bene ricordarlo, anche dall’Italia. Niente di più normale. I sindaci altro non hanno fatto che rendersi interpreti dell’opinione della stragrande maggioranza dei loro concittadini. Stigmatizzarli per questo, che non rappresenta né una provocazione, né tantomeno un atteggiamento sovversivo, è ridicolo ed infantile. Ma una cosa buona la petizione l’ha già raggiunta: Finalmente si è tornati a tematizzare la questione sudtirolese a livello nazionale. E si è scoperta una disinformazione quasi totale della gente. Un cordiale saluto tirolese.

  3. Caro Ziliani, per favore, non buttiamo olio in un fuoco che senza brutte reazioni non si sarebbe neanche acceso. Già che questa petizione non contiene cose nuove – l’Austria è già paese tutrice dell’Alto Adige, dal 1946, con l’accordo Gruber-Degasper i. L’autonomia è già ancorata su livello internazionale, con varie risoluzioni dell’ONU in riguardo. In poche parole, questa petizione è inutile. Il fatto che l’Austria metta l’Alto Adige nella sua costituzione o meno non cambia assolutamente lo status quo. Ma supponiamo che darebbe un’ulteriore garanzia all’autonomia altoatesina – credi davvero che potrebbe essere un primo passo ad una scissione dell’Alto Adige dall’Italia? Credi davvero che in un ipotetico referendum oltre il 50 % voterebbe per l’Austria? Qui si sta bene – sia da italiano, sia da tedesco. Ed una petizione talmente superflua come questa non lo dovrebbe cambiare, almeno se è considerata così, e non gonfiata in modo da sembrare un vero e proprio terremoto politico.

  4. Che vadano a chiedere lo statuto speciale e i miliardi di miliardi che prendono (e che tengono) all’Austria…poi vediamo come va. Ingrati.
    Avrebbero preferito che li italianizzassimo come hanno fatto francesi, inglesi e tedeschi in tutti i territori conquistati?
    Casa loro? I tirolesi arrivarono migrando da nord nell’alto adige…

    Ingrati e basta. Stamperei un tricolore su ogni facciata delle loro case per ogni cartello che vedo con scritto ist nicht Italien…

  5. Il diritto all’autodeterminazione dei popoli è un diritto universale riconosciuto dall’ONU. Se il sudtirolo vuole staccarsi dall’Italia per me può farlo, è un diritto dei cittadini che lo abitano scegliere del proprio futuro. Mi fanno nausea certi discorsi patriottardi che mi ricordano il pensiero fascistoide di certi personaggi del passato. Io sono ligure e non mi sento ne più importante ne più potente se l’italia ha un territorio più grande, mi sento ligure e continuerei a sentirmi tale anche se il sud Tirolo fosse indipendente o facesse parte dell’Austria. Quindi questa crociata contro i sudtirolesi la trovo pessima, chiedere ai consumatori di non andare in villeggiatura nel sud Tirolo oppure di non comprare i prodotti di quei luoghi è una rivalsa che non fa onore all’intelligenza umana.
    Quindi cari sudtirolesi, da ligure vi dico che per uno che non compra più una vostra bottiglia di vino, ce n’è uno che ne compra due.
    Viva la libertà dei popoli e viva il democratico diritto all’indipendenza.
    Cento volte meglio l’Impero Asburgico a questa italietta massonica!

  6. Ma se c’è tutto questo diritto all’autodeterminazione dei popoli e difendi tanto il diritto dei sudtirolesi di portarsi via un pezzo di Italia…perché ci si straccia le vesti quando si parla di Padania e da recenti sonfaggi il 61% degli abitanti del Nord sarebbero d’accordo a una secessione?

    Il commento con placido benestare di Diego è pura demagogia senza arte ne parte.

  7. Ben venga anche la Padania!

    « Ogni collettività umana avente un riferimento comune ad una propria cultura e una propria tradizione storica, sviluppate su un territorio geograficamente determinato […] costituisce un popolo. Ogni popolo ha il diritto di identificarsi in quanto tale. Ogni popolo ha il diritto ad affermarsi come nazione. »

    (Dichiarazione Universale dei Diritti Collettivi dei Popoli – CONSEU, Barcellona, 27 maggio 1990)

  8. Al di la di ogni discussione politica direi che una cosa è evidente. L’Alto-Adige vive molto di agricoltura e turismo.

    Se non fosse in Italia avrebbe molti meno turisti italiani, ma anche tedeschi, per esempio. I Piefken ( tedeschi di Germania) in Alto-Adige ci vengono anche perchè è Italia.

    Per quanto riguarda i vini, gli altoatesini ( peraltro ottimi ) li vendono in Italia perchè è una regione italiana. Anche i vini sloveni sono ottimi, ma quanti se ne vedono in giro per il nostro paese??

    Per quanto riguarda le esportazioni il vino altoatesino si vende soprattutto perchè è “made in Italy”.

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