Questo è il giornalismo, bellezza ! Ovvero del singolare rapporto tra collaboratori ed editori

Nei giorni scorsi mi é capitato di raccontare, in dettaglio, ad alcuni colleghi stranieri l’infortunio professionale occorsomi con la mia incauta collaborazione a Buffet (molti dettagli si possono trovare anche in vari commenti seguiti all’ottima intervista in due parti che su Peperosso il deus ex machina Massimo Bernardi ha fatto al cosiddetto “garante del lettore” (ma non dei collaboratori) vedi: link e vedi: link.
Queste persone, abituate a collaborare a riviste inglesi, americane, svizzere, e non a quelle italiane, sono rimaste stupefatte, sia dalla singola vicenda e dal suo, se vogliamo chiamarlo così, esito (visto che a quasi sei mesi dalla pubblicazione del primo articolo e dall’emissione della prima fattura, su cui ho pagato l’Iva, non ho, e non hanno ricevuto a quel che mi consta gli altri collaboratori, il becco di un quattrino…), sia da quanto ho raccontato loro circa il rapporto tra collaboratori ed editori che vige nella stragrande maggioranza delle riviste italiane.
Hanno perfettamente ragione, perché all’estero – ne ho esperienza diretta – non accade così, ed il giornalista free lance collaboratore di una determinata rivista si sente sempre totalmente tutelato in tutte le fasi del suo rapporto, e non si trova praticamente mai nella gradevolissima condizione di dover sollecitare il pagamento degli articoli che ha scritto.
Tutto è chiarito, nei minimi dettagli, sin dall’inizio, numero di battute (o di parole), data di consegna del testo, data di pubblicazione e condizioni e termini di pagamento.

Che non si apprendono, come accade chez nous, strada facendo, magari con variazioni in corsa, per cui ti viene detto, ma solo dopo tre mesi, che il pagamento dovrebbe essere, e non sarà, a 90 giorni, anche se sono certo che le normative europee fissino in 60 giorni il termine massimo entro cui una fattura deve essere pagata.

Tutto viene chiaramente detto subito, mettendolo nero su bianco, perché verba volant e scripta manent, e non lasciando questo tipo di accordi, che fanno parte del gioco di chi il giornalismo lo pratica per professione e non per hobby, a mezze parole dette a voce, e magari capite male al telefono. E ben raramente fissate sulla carta.

Meglio patti chiari e amicizia lunga subito che sgradevoli sorprese, e incazzature comprese, poi…

Volete invece un esempio di come le cose vadano invece in Italia, di come sia prassi comune per i collaboratori, anche per quelli che questa attività la svolgono da oltre vent’anni, scoprire, solo ad articolo pubblicato, quanto e come sarai pagato ?
Vi riporto, per darvi un’idea chiara, due estratti di un dialogo intercorso in febbraio via e-mail tra un editore di una rivista cui collaboro ed il sottoscritto. Non importa sapere chi sia, l’editore o direttore, perché il problema si sarebbe posto, e si pone, con la stragrande maggioranza delle italiche riviste di vino, che a quest’orecchio dimostrano di non volerci sentire…

Nella prima mail chiedo all’editore italiano di applicare lo stesso sistema che vige con le riviste inglesi cui collaboro.
Mia richiesta
“Con le testate inglesi cui collaboro, mi sto abituando (lo so che la cosa per l’Italia é strana) quando concordiamo un articolo, a ricevere un Memorandum of agreement da parte loro, dove sono fissati tutti i termini dell’articolo: numero di parole, data di consegna e somma stabilita quale compenso per l’articolo e scadenza di pagamento. Se fosse possibile mi piacerebbe applicare lo stesso civilissimo sistema anche alle collaborazioni italiane.

Cosa ne pensa ? Nel suo caso, mi basterebbe solamente, visto il rapporto di fiducia che abbiamo instaurato, che quando concordiamo un articolo lei mi indicasse, oltre alla data di consegna e al numero di battute, come già fa, anche il compenso”.

Nella seconda mail la risposta, cortese, ma che più chiara non si potrebbe, dell’editore X.
La risposta dell’editore italiano
“La sua richiesta non ha nulla di strano, anzi. Solo non credo che riuscirò a essere “formale” come i colleghi d’oltre Manica. Quanto liquidiamo. Il calcolo viene fatto sulle battute effettive (caratteri, non caratteri con spazi) e liquidiamo x Euro lordi ogni x battute. Il calcolo alla fine viene fatto sul pubblicato. Questo significa che se effettuo tagli la parte tagliata e non pubblicata non viene liquidata!”

Conclusioni.
Non solo, come avete visto, la modesta proposta, per usare un linguaggio caro a Jonathan Swift, non può essere accettata, ma il conteggio viene fatto non sul testo fornito, che è redatto tenendo conto del numero di battute indicate dall’editore, bensì sul testo effettivamente pubblicato.

Per cui se ti chiedono 10000 battute e tu scrivi e consegni un testo di 10000 battute e loro, invece, pubblicano un testo di sole 8000 battute, tu vieni pagato in base a quelle e non alla lunghezza del testo che, effettivamente, hai scritto, e per quanto hai lavorato…
Eppure siamo in Europa, signori miei, almeno questo sostengono e ripetono, ogni giorno, i signori politici, di ogni colore, impegnati nella loro campagna elettorale !
E l’Ordine dei Giornalisti, che queste cose ben conosce, tace…

Questo è il giornalismo, bellezza ! Ovvero del singolare rapporto tra collaboratori ed editoriultima modifica: 2006-03-07T14:11:13+00:00da franco_tiratore
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4 pensieri su “Questo è il giornalismo, bellezza ! Ovvero del singolare rapporto tra collaboratori ed editori

  1. quella di pagare le battute senza comprendere gli spazi non l’avevo mai sentita, però mi ero semrpe chiesto a cosa servisse la doppia funzione conta battute, con o senza spazi, nel programma di word.
    nel caso fosse chiaro che non pagano gli spazi, bisognerebbe consegnare un testo privo di spazi…
    paolo marchi

  2. a parte che ancora non ho capito a cosa serve l’ordine dei giornalisti (ma è un limite mio), visto che non tutela e non aiuta in nulla, ma a me è capitato ai tempi della mia collaborazione con la guida dell’Espresso, come forse saprai, di ritrovarmi per la strada, senza lavoro, liquidato con una telefonata di 3 minuti…e tu ti lamenti?

  3. Ho letto il commento relativo al rapporto di collaborazione tra Lei e alcuni editori. Sono rimasto enormemente sorpreso e Le dico il perchè: sono un piccolo editore che pubblica una rivista di cultura materiale focalizzata alle regioni Abruzzo e Marche. Ho, quindi, rapporti di collaborazione con alcuni Suoi colleghi e, giorni or sono, pensavo e penso tuttora di chiederLe una collaborazione da definire. E’ mia bitudine definire ogni particolare con il giornalista che viene liquidato dopo 20/30 giorni dalla data fattura e, spesso, prima della pubblicazione del testo. Sono una “bestia” rara? Non lo penso ma forse sarà per il fatto che nella mia vita ho fatto ben altro e ora con molta passione l’editore! Mi invii l’indirizzo dove farLe pervenire la mia rivista e un numero telefonico dove contattarLa per avere il piacere di ospitare la Sua collaborazione. Ruggiero Gorgoglione.

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