Nebbiolo grapes: clamorose inspiegabili assenze e una grande evidenza

Un primo commento, dei molti (e delle cronache), che seguiranno, su Nebbiolo grapes convegno scientifico internazionale, ben organizzato di altissimo livello, che si é snodato nella giornata di venerdì 10 e nella mattinata di sabato 11 marzo ad Alba sotto la regia del Consorzio Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Roero, che ne è stato il motore.

Un convegno, ben riuscito, che ha visto significative presenze, soprattutto di studiosi, ricercatori, studiosi del Nebbiolo, oltre che di produttori piemontesi, valtellinesi, valdostani, sardi, e poi provenienti da Australia, California, Virginia, Oregon, Messico, Sudafrica.

E tante clamorose, inspiegabili, assenze. Di tanti produttori, di Barolo e Barbaresco, langhetti (Gaja, Clerico, Altare, Rivetti, Roberto Voerzio, Conterno Fantino, per fare qualche nome), ad esempio.

Ma anche di tutti i vari capataz di Slow food, da Petrini a Sardo, Piumatti & co, che non si sono fatti vedere, nemmeno per dire buonasera, alla cena di benvenuto tenutasi giovedì 9 nientemeno che all’Agenzia di Pollenzo.
E poi, la cosa va sottolineata tanto è assurda, di Sindaci e amministratori dei comuni del Barolo, nessuno dei quali ha ritenuto di partecipare come sponsor (al costo di 1000 euro) ad un’iniziativa tanto importante.
Iniziativa che si teneva ad Alba, capitale della Langa del Barolo, del Barbaresco e del Roero, e non a Canicattì…
Moltissime le cose interessanti che sono emerse dalle relazioni degli studiosi intervenuti nei due giorni di convegno.

Alcune indimenticabili, come il ricordo, commosso e commovente, di Bartolo Mascarello, pronunciato dal presidente del Consorzio del Barolo, Giovanni Minetti, in apertura di lavori venerdì mattina.
O come gli interventi, sabato mattina, di Teobaldo Cappellano, che ha parlato, cuore in mano, con la consueta dolcezza e lucidità da artista, come produttore di Nebiolo “(con una b sola, perché è più dolce”), richiamandoci a riscoprire le emozioni e l’edonismo del vino.

Oppure di Sandro Sangiorgi, il geniale inventore di Porthos, che ha pronunciato un intervento vigorosissimo e molto coraggioso, che è suonato come una raffica di sassi nello stagno, come un richiamo ad una verità che fa male pronunciare, ma è vera, e che ha chiuso, senza Te Deum e con tanti interrogativi, il convegno.

O ancora come il richiamo alla “bellezza” e alla nobiltà del Nebbiolo, che ci è arrivato non da un produttore di Langa, ma da una deliziosa, emozionante, giovane produttrice di Santa Barbara, in California…
Voglio citare per ora solo un’autentica perla proposta nella sua interessantissima relazione su “Il colore dei vini derivati dal Nebbiolo” dal professor E. Cagnasso, ricercatore dell’Università di Torino.
Cagnasso ha concluso il suo intervento dicendo testualmente:
Il colore del Nebbiolo sta al colore di altre uve come Cabernet, Merlot e Syrah come la Rolls Royce sta alla Ferrari. Due bellissime automobili, non c’é che dire. Ma se vogliamo che la Rolls Royce abbia la velocità della Ferrari, abbiamo una sola soluzione possibile: truccarne il motore”…
E’ ovvio che questa bella metafora, tra l’altro molto applaudita dal pubblico presente in sala, abbia riscosso il mio pieno consenso e che abbia voluto pubblicamente, intervenendo nel dibattito, complimentarmi con il professor Cagnasso, (che se parlerà sempre con questa franchezza… finirà per non fare una grande carriera…) e ringraziarlo per averci ricordato una triste, ma innegabile, evidenza.

Quella dei vini, sia a base Nebbiolo che a base Sangiovese, disinvoltamente truccati e spacciati, con una grandissima faccia di tolla e senza vergogna, come Barolo, Barbaresco, Brunello di Montalcino, Vino Nobile di Montepulciano…, mentre sono solo dei vini falsi, spudorati, senz’anima e senza dignità…

Nebbiolo grapes: clamorose inspiegabili assenze e una grande evidenzaultima modifica: 2006-03-13T14:37:23+00:00da franco_tiratore
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3 pensieri su “Nebbiolo grapes: clamorose inspiegabili assenze e una grande evidenza

  1. non sono riuscito a capire bene l’ultimo scorcio del post,e cioè se cagnasso criticasse i vini derivanti dal nebbiolo o se come credo e spero criticasse lo spaccio di vini base nebbilo ma miscelati ? spacciati come barolo e che barolo barbaresco ecc non sono !

  2. La tentazione di lasciarsi prendere dal potere di decidere se una persona è un bravo produttore o meno riguarda anche i girnalisti stranieri che vengono considerati dei guru.
    Da molti anni affermo nella mia attività di ricercatore nel ceracre di oggettivizzare i giudizi e questo lavoro richiede un’attività intensa e costante. Io non mi posso permettere di denigrare il lavoro di un produttore, posso rilevare delle anomalie, dei difetti o delle sensazioni che possono rendere più o meno gradevole il vino.
    Da questo punto di vista il giudizio sulla notizia del giorno mi sembra appropriato e coretto.
    Mi risulta sempre antipatico una valutazione a punti o in altri modi di un prodotto (soggettivo del giornalista o di alcuni degustatori) senza fornire quegli elementi oggettivi sul prodotto.

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