Ma questo è ancora giornalismo ? Wine Spectator insulta Bartolo Mascarello

Leggo sull’ultimo numero (datato 28 febbraio) del quindicinale statunitense Wine Spectator che mi è arrivato, pubblicato nella sezione Buying guide e posto in coda alle note di degustazione di una serie di Barolo 2001, questo “giudizio”, relativo al Barolo 2001 di Bartolo Mascarello, siglato J.S., alias James Suckling, il responsabile dell’ufficio europeo della rivista ed in particolare delle degustazioni di vini italiani.

Lo riporto dapprima in inglese: “Very funky. Smells like a warm room with two wet dogs in
E poi, per il colto e l’inclita di casa nostra, ecco la traduzione; “Proprio stravagante. Puzza come una stanza calda con due cani bagnati all’interno”.
Poco conta che dopo, nello sviluppo della sua scheda dedicata al Barolo prodotto non da un cane qualsiasi, per restare nella metafora del fine wine writer, ma da Bartolo e da Maria Teresa Mascarello, mister Suckling osservi che quando l’aspetto stravagante scompare resta una piacevole nota fruttata.

E ben poco, anzi nulla, conta il punteggio di 84/100 attribuito al vino, mentre a vini veramente “stravaganti” vengono, dallo stesso autore, distribuiti punteggi da 90 centesimi in su.
Quel che conta, e misuro attentamente le parole, tenendomi per me quello che vorrei dire sul muso a quel signore, è che questo baldanzoso americano che vive in Toscana in casa di un produttore di vino e che pensa di avere capito tutto del vino italiano dispensando pillole della sua “saggezza” enologica su una rivista che tutto è tranne che autorevole, si sia permesso di parlare del Barolo di Bartolo Mascarello in termini tanto volgari e squalificanti.
E che l’abbia fatto utilizzando una metafora, canina, che non tocca di certo Bartolo Mascarello e la sua famiglia, ma che qualifica lo “stile”, “l’intelligenza”, “la sensibilità”, “la cultura”, “la buona educazione” del suo autore, che magari, pensando di essere brillante e spiritoso, l’ha ideata e utilizzata.
Ma questa degenerazione, amici miei, è ancora degna di essere chiamata giornalismo, o è piuttosto la migliore e più fedele espressione di un becero e belluino modo di fare “informazione”, senza rispettare il lavoro faticoso e la personalità di donne e uomini che stanno dietro a quella bottiglia che un pinco pallo qualsiasi, che essendo americano e redattore di Wine Spectator pensa di essere Superman ed il salvatore del mondo (enologico), si permette, senza capirci niente, di giudicare ?
Se esiste ancora un Consorzio Tutela Barolo e Barbaresco degno di questo nome, ebbene, che si faccia sentire, accidenti !

Perché l’insulto a Bartolo Mascarello e al suo Barolo è un insulto, sanguinoso e squallido, rivolto a tutto il mondo del vino albese, a tutti i produttori albesi, degni di questo nome…
f.z.

Ma questo è ancora giornalismo ? Wine Spectator insulta Bartolo Mascarelloultima modifica: 2006-03-15T10:46:01+00:00da franco_tiratore
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13 pensieri su “Ma questo è ancora giornalismo ? Wine Spectator insulta Bartolo Mascarello

  1. Di che razza erano i due cani bagnati ? No, perchè anche questo fa la differenza, eh ?
    Ovviamente scherzo, mi piacerebbe però sapere quali sono i vini che il nostro palato amerikano predilige maggiormente. Posso anche scommettere che li vorrà fruttati, rotondi, concentrati, corposi.
    Una marmellata insomma, di quella che fa tanto ingrossare il culo delle americane.

  2. Mamma mia…Vade retro american boy!!!
    Certa gente non dovrebbe avere la possibilità di pubblicare certe cose…
    Il bello è che ha di sicuro chi legge e purtroppo (ancor peggio) segue a puntino il consiglio di questo fenomeno enologico!!!
    Buona serata caro Franco…
    Sandra

  3. Hey, questo americano non ha culo grasso, grazie just the same. Relax, non siamo tutti Parkeristi Bushiani, imperialisti del gusto.

    Cmq, non leggo ne’ bado al Wine Spectator, nemmeno al Mr. Supertuscan, J. Suckling, se stesso.

    Andiamo avanti quindi, bevendo il Barolo con piacere e gratitudine!

  4. Al di la di quello che sembra un commento dettato da molta poca signorilità e sicuramente da poca professionalità , io credo che qualunque critico abbia il diritto di esprimere dei giudizi, anche negativi, che possano riguardare uno dei migliori Barolo che l’intero territorio delle langhe possa esprimere…l’ importante, secondo me, è rimanere nell’ambito dell’educazion e e di un civile proporsi.
    E’ del tutto evidente (e qualche precedente commento lo conferma…) che probabilmente molti giudizi da parte di critici su Mascarello siano dettati non solo da specifiche conoscenze tecniche enologiche ma anche da qualcosa di diverso…A torto o a ragione non spetta a me dirlo..Dico solo che chi fa un mestiere e si espone nel campo politico a volte deve essere pronto a subire anche critiche che non riguardano proprio il suo mestiere…

  5. Due cani, ma di che stazza? Media? Come dire due bracchi, oppure tre bassotti o un alano? Ma adesso cernilli ha qualche dubbio? Nel rivalutarlo, dopo tanto gusto internazionale, si era dimenticato dei cani? Ma cernilli è nella giuria del premio Veronelli? James Suckling lo è già? Se non lo fosse ancora cernilli potrebbe raccomandarlo?

  6. peccato che questo “signore” non abbia conosciuto Giulio,Bartolo e Maria Teresa Mascarello….amanti della loro terra e del loro vino, ammirevoli nel loro essere dediti al loro lavoro, contagiavano e contagiano con il sorriso semplice e lo sguardo sereno di persone giuste…
    un vino può anche venir male, un’annata può anche essere disgraziata, questo gli albesi lo sanno e lo mettono in conto, ma gli insulti gratuiti rivolti a persone che lavorano con amore e passione, questo non va permesso, a nessun livello!

    grazie a tutti e ricordate: ” no barrique, no berl….!” 😉

  7. però il miglior modo per fare giustizia e rivalutare un gran barolo alla faccia di uno che probabilmente è assuefatto dai tanti vini furbi e banali che si trovano dappertutto, è degustare il 2001. l’ho fatto, guarda caso sabato scorso, non conoscendo l’antefatto dell’americano. E’ indiscutibilmente un barolone, assolutamente non banale all’olfatto, ove avanzano i terziari su una base che è sempe quella inconfondibile del nebbiolo e cioè di viola finissima; in pochi baroli ho percepito all’esame gustativo un tale equilibrio, caldo e con tannini asolutamente discreti. giusti i tre bicchieri, non dovrebbero dari a tanti conclamati vini ahimè. maurizio udine

  8. però il miglior modo per fare giustizia e rivalutare un gran barolo alla faccia di uno che probabilmente è assuefatto dai tanti vini furbi e banali che si trovano dappertutto, è degustare il 2001. l’ho fatto, guarda caso sabato scorso, non conoscendo l’antefatto dell’americano. E’ indiscutibilmente un barolone, assolutamente non banale all’olfatto, ove avanzano i terziari su una base che è sempe quella inconfondibile del nebbiolo e cioè di viola finissima; in pochi baroli ho percepito all’esame gustativo un tale equilibrio, caldo e con tannini asolutamente discreti. giusti i tre bicchieri, non dovrebbero dari a tanti conclamati vini ahimè. maurizio udine

  9. quel tizio che scrive queste baggianate non sa niente di ottimo vino se qualcosa sa sa di vino che sa solo di legno ma non credo neanche questo,e solo un bevitore di acqua non pura ma che sa di cane,non sarebbe neanche da prendere in considerazione ma il mondo e vario e esistono anche questi sapientoni,io mi sono bevuto il 2000 e era tutto molto
    buono tranne che cagnesco se il sapore dell acqua che sa di cane fosse cosi vorrei
    annegare in questa acqua.

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