04/02/2006

Un’ottima annata. Un bel romanzo “provenzale “ di Peter Mayle

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per stemperare le tensioni, e le discussioni troppo accese, che degenerano senza motivo in insulti, niente di meglio che una sana lettura, ambientata nella douce Provence...

Non capita spesso di trovare il vino, o quantomeno una storia legata al vino o ad una zona di produzione vinicola, come scenario principale o addirittura protagonista di un romanzo. Vino ed enologia, non si sa bene perché, non attraggono particolarmente gli scrittori italiani e a parte il caso dell’ottimo romanzo di Nico Orengo (Di viole e liquirizia, Einaudi editore), non mi vengono in mente altri casi di opere letterarie legate a Bacco.
All’estero, invece, in Francia, ma anche nei Paesi di lingua inglese o tedesca, scegliere una famosa zona vinicola come teatro di una serie di racconti o addirittura di un romanzo, é molto meno raro. Lo dimostra perfettamente il caso di Peter Mayle, popolarissimo scrittore inglese che dopo aver deciso, proprio come i protagonisti dei suoi libri, di lasciare Londra e di andare a vivere nella solare, profumatissima Provenza, proprio nella patria della lavanda, dei profumi, di Cézanne e dei troubadours medioevali e, of course !, di celebri vini AOC, Bandol, Palette, Cassis, Bellet, Coteaux d’Aix e Côtes de Provence, ha scelto di ambientare i suoi romanzi.
L’ultimo tradotto in Italia da Garzanti editore, (dopo Chi ha rubato Cézanne ? e Lezioni di francese), s’intitola Un’ottima annata (223 pagg. 14 euro) e ci racconta la scelta di vita di un trentenne che abbandona Londra, ed un lavoro stressante nella City, per andare a vivere e a condurre un’azienda agricola, ricevuta in eredità da uno zio, proprio in Provence, tra le colline, ed i vigneti, del Luberon.
Il vino é ovviamente protagonista, proprio come l’aspirante finanziere e le sue vicende sentimentali, di questo brioso, simpatico romanzo che si legge con estrema piacevolezza, e vede interagire, oltre ad un’affascinante ristoratrice, una lontana cugina californiana, una spregiudicata donna notaio, e altri personaggi ritratti con spigliatezza, speculatori internazionali che non esitano ad investire ingenti cifre su grandi crus di Bordeaux o presunti tali, esperti di vino, vignerons.
Il tutto nella cornice di una Provence incantevole dove joie de vivre é anche godersi, in buona compagnia, la cuisine, saporosa e schietta, del terroir e saper ricavare da un vigneto coltivato con ogni cura e soprattutto con amore, un buon vino, di quelli che, anche se bevuti copiosamente, ti fanno solo star bene, in pace con te stesso e con il mondo.
Bel libro, e un autore, Peter Mayle, davvero da scoprire.

Commenti

Seguo spesso i tuoi consigli anche di lettura e mi procurerò il libro di Peter Mayle. Per parte mia mi permetto di segnalare l'ottimo "I racconti del vino", brevi racconti che hanno come protagonista un vino. L'autrice è una enologa a svizzera, Chandra Kurt, con mamma italiana (e nonni di Reggio Emilia). E' stato un grande successo editoriale nei paesi in lingua tedesca.
Luciano

Scritto da: null | 05/02/2006

Caro Franco,

I libri di Peter Mayle sono popolari in tutto il mondo anglofono ma devo dire che spesso il suo punto di vista diviene piuttosto "condescending ," nel genre del "those funny foreigners," tipico degli Inglesi. Forse la traduzione lo traduce, spero di si'...

Scritto da: null | 05/02/2006

A proposito della pubblicità della "patatina" di Rocco Siffredi, secondo me è volgare solo per chi conosce la "carriera" del porno-attore. Mia madre, ad esempio che ha 67 anni e che non conosce Rocco Siffredi non si è nemmeno accorta dell'allusione e lo ha preso per uno a cui piacciono tanto le patate (nel senso di ortaggio) e che quindi se ne intende. Quindi, signori e signore che conoscete Siffredi, non vi scandalizzate, perchè i bambini nemmeno sanno (speriamo) di cosa parla la pubblicità (se non siete voi a spiegarglielo).
E se poi vi eravate scandalizzati anche per lo slogan "la patatina tira" allora siete proprio dei malpensanti.
Antonella

Scritto da: null | 14/02/2006

la cosa triste di questa pubblicità e'che le patatine le mangiano anche i bimbi e le bimbe e il solo pensiero a cosa alluda il tristissimo porno attore ( dalla parlantina lenta e affemminata) è squallido.
la cosa squallida è che il mondo del porno, del signore che fa lo spiritoso, non sempre è d'orato e strapagato come il suo, ma e' ricco di violenze, abusi, malattie e uccisioni.

pertanto le patatine lasciatele pure e sfiziose per chi vuole rilassarsi al cinema o davanti ad un film della disney con i propri bimbi.

voto per la triste scelta del personaggio 4-
ciao grazie max

Scritto da: null | 14/02/2006

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