Ma il consumatore dev’essere per forza masochista ?

Ho ricevuto da San Gimignano, splendida località collinare toscana celebre per la sua Vernaccia (di San Gimignano), un comunicato stampa che afferma essere “quello di San Gimignano lo zafferano migliore al mondo”.

A sostenerlo, dice il comunicato, non sono i produttori sangimignanesi, “anche se loro sono i primi ad esserne convinti”. Lo dicono una serie di analisi fatte da “Orazio Olivieri, esperto di prodotti tipici e vicedirettore di Dintec (società consortile tra Unioncamere ed Enea), durante la presentazione ufficiale della Dop dello zafferano, ottenuta ufficialmente nello scorso mese di febbraio (G.U. 5/2/2005)”.

Tutto giusto e legittimo, anche se bisognerebbe sentire cosa ne pensino, in merito, i produttori abruzzesi, anzi aquilani, della Piana di Navelli, che ritengono essere il loro lo zafferano per antonomasia, forse il più pregiato, oltre che il più famoso del mondo worldtelitaly.com/Aziende/Zaff erano
Ma anche i miei amici Marie e François Pillet che in quell’angolo di paradiso che è l’Aube Safran a Le Barroux, ai piedi del Mont Ventoux, www.aube-safran.com producono, in Provenza, uno zafferano di assoluta qualità, utilizzato, a Parigi, nel suo ristorante, da un celebre chef, tristellato, come Pierre Gagnaire.
La cosa singolare è che per vantare i meriti, indubbiamente innegabili, dello zafferano di San Gimignano, si sia ricorsi al parere del gastronomo televisivo di turno, Beppe Bigazzi, “esperto di gastronomia della Prova del Cuoco” e titolare del sito Internet www.beppebigazzi.it, che non ha trovato di meglio che rilasciare la seguente dichiarazione: “La ricetta per fare dello zafferano un prodotto richiesto e di super-nicchia? Alzare alle stelle il suo prezzo. La qualità costa e si paga, e il consumatore prova un grande piacere nel pagare caro un prodotto raro”.
Comprendo benissimo che quando si parla di piacere, si entra inevitabilmente nella sfera del soggettivo e quindi quel che piace a Bigazzi potrebbe benissimo non piacere a me e viceversa, ma masochisti a parte, che razza di consumatori Bigazzi conosce e frequenta che godono, pardon, “provano un grande piacere nel pagare caro un prodotto raro” ?

Chi, se non degli inguaribili autolesionisti, che magari, nel segreto del talamo amano essere frustati o sottoposti chissà a quali fisiche vessazioni da parte di giunoniche dominatrici e virago, pur essendo un amante della buona tavola e degli alimenti di grande qualità, è felice quando per aggiudicarsi una particolare materia prima deve giocoforza svenarsi ?
Sono consapevole che nel variopinto mondo dell’enogastronomia si aggirano ancora personaggi felici di sborsare qualche centinaio di euro per una bottiglia dei Langhe Nebbiolo di Gaja, dei Patrimo di Feudi di San Gregorio, di super taroccati Brunello e Chianti classico, e che dopo anni di predicazioni forsennate sussistono ancora persone che non sono uscite dalla logica, perversa, secondo la quale più un vino era caro e più doveva essere buono, ma, per favore, dite a Bigazzi e soprattutto ai produttori di zafferano di San Gimignano, che siamo a fine 2005 e non più negli anni Novanta !

Lo zafferano, con i suoi altissimi costi di produzione, è, come il tartufo, il caviale, la bottarga, una di quelle materie prime rare che per forza di cose non possono avere prezzi popolari, e che sicuramente costano, ma suggerire, e proporre come una ricetta toccasana, che per rendere lo zafferano un prodotto richiesto e di super-nicchia occorra “alzare alle stelle il suo prezzo”, è una soluzione vecchia e non più valida.

E stupisce che un personaggio come Bigazzi, che nelle sue trasmissioni diceva di voler stare dalla parte del consumatore, arrivi, ancora oggi a proporla…
f.z.

Ma il consumatore dev’essere per forza masochista ?ultima modifica: 2005-12-13T15:57:27+01:00da franco_tiratore
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